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Kosovo

Una breve presentazione

Kosovo (it. Cossovo) Stato balcanico, proclamatosi indipendente il 17 febbraio 2008. Confina con il Montenegro e l’Albania, con la Macedonia e per il resto con altri territori serbi.È un’area montuosa dalle forme piuttosto aspre e dal clima continentale, corrispondente agli alti bacini del Drin Bianco e di alcuni tributari della Morava.

Relazioni internazionali del Kosovo

L'indipendenza del Kosovo è riconosciuta da oltre 100 nazioni: tra esse, gli Stati Uniti, i quali vedono queste elezioni come un’opportunità per riaprire un dialogo pacifico con la Serbia. Tuttavia, la Russia, la Cina e cinque nazioni europee (Grecia, Cipro, Romania, Slovacchia e Spagna) stanno dalla parte serba, che a livello internazionale fa attività di lobbying per convincere i paesi delle Nazioni Unite a ritirare il loro riconoscimento del Kosovo. L'ultimo in ordine di tempo ad aver ritirato il proprio riconoscimento, secondo Belgrado, sarebbe il Togo.Tra Serbia e Kosovo le tensioni, in questi anni, non sono mai cessate. Entrambi però aspirano ad entrare nell'Unione Europea.Il Kosovo non è membro né della Nato né della UE e i suoi cittadini sono gli unici di tutti i Balcani occidentali che hanno bisogno ancora di un visto per viaggiare in Europa.

Popolazione

Il Kosovo ha la popolazione più giovane d'Europa (l'età media è di 29 anni, meno di un decimo della popolazione ha più di 65 anni) e fa registrare una crescita media annua del PIL del 4% nell'ultimo decennio. Eppure, oltre un terzo della popolazione non lavora, percentuale che sale al 60% tra i giovani.Nel 1996, secondo una stima, la popolazione del Kosovo era pari a 2.151.000 abitanti. La guerra, che ha interessato il Kosovo dal marzo 1998, ha determinato un massiccio esodo dei suoi abitanti: secondo l’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati, tra il 1998 e la metà di aprile del 1999 hanno abbandonato il luogo di origine circa 630.000 Kosovari, dei quali 310.000 hanno trovato rifugio in Albania (190.000 vi si erano già trasferiti prima dello scoppio della guerra), 119.400 in Macedonia (16.000 da prima del 24 marzo 1999), 61.000 in Montenegro (25.000 da prima del 24 marzo 1999).I dati dell’Alto commissariato non comprendono i Kosovari costretti ad abbandonare le loro case e che hanno trovato accoglienza presso parenti e amici, o che si sono spostati solo temporaneamente per sfuggire alle violenze dei paramilitari serbi.Successivamente la situazione è peggiorata e, secondo dati della Croce Rossa Internazionale, i profughi del Kosovo al 1° maggio 1999 erano circa 969.000. La comunità internazionale si è immediatamente mobilitata in favore dei rifugiati e dei profughi Kosovari e, in conseguenza all’accettazione da parte di Belgrado di un piano di pace, ha dato ogni possibile aiuto per favorire il ritorno alla normalità nel paese. In seguito a ciò, quindi, molti profughi sono rientrati nei luoghi d’origine, ma è tuttora difficile dare una precisa valutazione della consistenza demografica della regione.Pochi centri hanno carattere urbano: oltre la capitale, unica città vera e propria, Prizren, Peć, Mitrovica.

Condizioni economiche

Già prima degli avvenimenti bellici della fine del Novecento la regione era un’area arretrata, con notevoli problemi da risolvere: nonostante la coltura del mais, del tabacco e di piante ortive, l’allevamento ovino, le non scarse risorse del sottosuolo (piombo, zinco) e l’esistenza di un discreto settore industriale (lavorazione dei minerali e industria chimica: fabbriche di superfosfati di Mitrovica), il Kosovo ha sempre rappresentato una delle zone più depresse della Iugoslavia e dell’intera Penisola Balcanica. Inoltre, la politica repressiva di Belgrado nei confronti dei Kosovari di etnia albanese e le sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale alla Repubblica Federale di Iugoslavia hanno reso ancora più drammatica la situazione.Con la fine della guerra e l’inizio del processo di pace si sono aperte molte prospettive per il Kosovo, soprattutto grazie all’appoggio e al sostegno della comunità internazionale, impegnata a sostenere con aiuti finanziari la ripresa delle attività economiche: a questo proposito, i primi interventi sono stati rivolti soprattutto alle attività agricole e artigianali, mentre quelli relativi alle grandi industrie kosovare, nelle quali in precedenza lavorava gran parte della manodopera, rimangono in via di definizione.

La diaspora kosovara

Si stima che 7-800mila kosovari vivono all'estero. Oltre 200mila kosovari hanno lasciato il loro paese e hanno presentato domanda di asilo nell'Unione Europea da quando il paese ha dichiarato la propria indipendenza.

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